Lettera del presidente dell' A.I.S.S. Franco Cecconi

Lettera del presidente dell’ A.I.S.S. Franco Cecconi

Non erano i miei…
Ma erano i miei…
Sono tutti figli miei…
Sono tutti nostri…
Questo lavoro me lo sono inventato…

Ragazzi coraggiosi,
Sottopagati e bistrattati, una categoria che ha solo nemici…

A cominciare dai proprietari dei locali che vogliono pagare sempre meno e utilizzare meno uomini di quelli che servono, salvo pochi illuminati;

La concorrenza, fatta di imprenditori improvvisati, che per prendere un lavoro scende al compromesso dettato dai committenti, invece di fare cartello;

Lo stato, che non cede brandelli di potere neanche a pagare, di conseguenza scrive norme inadeguate e non accetta consigli per migliorarle,
Per non parlare del caos esistente nelle norme violate da altre norme, ogni nuovo governo arriva e scrive, circolari, decreti legge, decreti ministeriali, e noi in mezzo, sballottati dalla discrezionalità interpretativa;

Le incombenze burocratiche e giuslavoristiche che unitamente ad una pressione fiscale che rasenta la rapina
Rendono L’imprenditoria del settore a rischio fallimento ad ogni piè sospinto;

Il tessuto sociale, che peggiora di giorno in giorno generando dei folli che, forti dell’impunità, istruiti alla dura scuola di Gomorra, Suburra e Romanzo Criminale si adoperano in episodi come quello della notte scorsa;

Cinquant’anni senza una legge e quando finalmente l’hanno scritta era scritta male…
Guai a chiamare degli esperti ai tavoli…
non scherziamo…

Erano i miei?
Sì, è come se lo fossero…

 

Il Presidente dell’ A.I.S.S.
Franco Cecconi

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